Le risorse umane sono il collo di bottiglia dello sviluppo dell'Ict

L'allarme di Tamanini (Aldebra): “Cresceremo solo se troveremo personecon competenze economiche e informatiche”. Anche Informatica Trentina condivide il problema: “Mandate 200 mail ai neolaureati, pochissime le risposte”

“Cresceremo se troveremo le persone per crescere”. Giordano Tamanini, presidente di Aldebra, parlando delle prospettive future della sua azienda, esplicita quello che è stato forse il principale fil rouge del tour digitale del sindaco Alessandro Andreatta. In ognuna delle otto tappe del viaggio nell'Ict trentino la questione delle risorse umane – della difficoltà di reperirle, di formarle, di trattenerle – è stata quasi una costante. E gli incontri di chiusura (questa è l'ultima tappa del tour) non fanno eccezione.

Con i suo 120 dipendenti distribuiti in sette sedi, Aldebra nasce trent'anni fa dalla fusione di società diverse. Oggi a Spini occupa un palazzo moderno, quartier generale di un modello societario particolare, che conta ben 40 soci. “I nostri clienti sono aziende o banche o pubbliche amministrazioni che hanno bisogno di supporto nella trasformazione digitale – spiega Tamanini al sindaco e all'assessora all'Innovazione Chiara Maule – Ci chiedono aiuto per esempio per espandersi all'estero, cosa impossibile senza applicativi internazionali. Oppure interveniamo quando un'azienda, già evoluta dal punto di vista digitale, ha bisogno di leggere meglio i dati raccolti e di ripensare i processi organizzativi. Grazie alla presenza diffusa nel nord Italia riusciamo a garantire la prossimità territoriale al cliente: e questo è uno dei nostri punti di forza”. La difficoltà maggiore invece? “Quello delle risorse è il vero collo di bottiglia dello sviluppo – spiega Tamanini – Abbiamo bisogno di persone con competenze economiche, informatiche, di ingegneria gestionale. Del resto, uno studio di quindici anni fa sugli occupati nel settore dell'Ict metteva in luce il fatto che i laureati non riuscivano neppure a coprire i posti lasciati vacanti dai pensionati. Poi il fabbisogno è ulteriormente aumentato perché oggi non si fa innovazione senza digitalizzazione. E la situazione è addirittura peggiorata”. Conclude Tamanini: “In questo momento il nostro tema principale sono le risorse umane: sia quelle che abbiamo e che dobbiamo formare continuamente, sia quelle che dobbiamo reclutare. Siamo stati costretti a far crescere alcune competenze in sedi diverse da quella di Trento proprio per la maggiore facilità a reperire il personale”.

L'ultima realtà visitata dal sindaco, accompagnato dall'assessore all'Innovazione Maule, è Informatica trentina, società a servizio della pubblica amministrazione provinciale che ha sede nel quartiere Solteri. Ai suoi 266 dipendenti presto se ne aggiungeranno altri 66, grazie alla fusione con Trentino Network, che porterà alla nascita della nuova società Trentino digitale. Come spiega il presidente Sergio Mancuso, la sfida non è solo quella di “ottimizzare per ridurre i costi”, ma anche quella di “creare un'unica governance tra chi si occupa di infrastrutture e chi di servizi”. Il progetto del futuro prossimo si chiama “Smart territory” e promette di connettere ogni singola valle della provincia “per ridurre il divario tra città e periferie geografiche”. Ecco allora la decisione di sostituire la vecchia illuminazione disseminata in tutte le strade della provincia con una nuova generazione di luci a led che potranno anche diventare i punti di una rete a banda stretta: “L'illuminazione è già ovunque, dunque non serve installare nuovi pali – spiega Mancuso – E noi nei lampioni ci possiamo mettere dei sensori per controllare le strade, le frane, le valanghe, la qualità dell'aria...”.

In vista delle sfide future, dopo anni di contrazione del personale, Informatica trentina è tornata ad assumere. “Negli ultimi cinque anni abbiamo perso cinquanta persone, che o sono andate in pensione o sono andate a lavorare altrove – spiega il direttore del personale Franco Segata - L'anno scorso abbiamo inserito tre giovani neolaureate, ma non è facile trovare le persone giuste. Abbiamo scritto duecento mail a neolaureati delle università di Trento, Verona, Bolzano. E le risposte sono state davvero poche”.

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Martedì, 12 Giugno 2018 - Ultima modifica: Mercoledì, 13 Giugno 2018

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