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Ultimo aggiornamento 22.02.2010

Informazioni turistiche

Informazioni sulla città

Città di nobile ma severo aspetto, ricca di testimonianze preziose di arte e di architettura, dal romanico al gotico, dal rinascimento al barocco, dal neoclassicismo al razionalismo novecentesco, Trento vanta anche importanti ritrovamenti archeologici dalla preistoria alla romanità.

Il nome di Trento, dal latino Tridentum, si fa risalire per antica consuetudine ai tre monti (Bondone, Calisio e Marzola) oppure ai tre colli (Sant’Agata, San Rocco e Verruca) che circondano la città, suggerendo la forma di un tridente. Secondo altri il nome alluderebbe all’antico culto del dio Nettuno che ha come scettro un tridente. Questa suggestiva ipotesi, citata nel Seicento dall’erudito Michelangelo Mariani, non è suffragata da evidenze archeologiche ma è comunque interessante perché sottolinea l’antico legame della città con il fiume Adige.

Le origini romane di Tridentum, che l’imperatore Claudio definì “splendidum municipium”, sono invece comprovate da innumerevoli testimonianze archeologiche ed epigrafiche.

Fondata lungo un’ansa del fiume alla congiunzione strategica delle valli dell’Adige, di Cembra, Fiemme e Fassa e della Valsugana, la città si trova in un punto di convergenza tra le vie di comunicazione che conducono dal Brennero alle Dolomiti, dal Lago di Garda a Verona e a Venezia. Il primo insediamento urbano sorge probabilmente nel I sec. a.C., ma è in età augustea che trova il suo sviluppo monumentale e amministrativo. La città romana, estesa per circa 11 ettari con un regolare impianto urbanistico a maglia quadrata, è circondata da mura a est, a sud e a ovest. A nord è protetta dal fiume Adige con il suo porto fluviale.

L ’attuale centro storico è costruito direttamente sui resti della città romana mantenendo il tradizionale incrocio di cardo e decumanus. Scavi recenti continuano a portare in luce notevoli reperti che ci permettono di conoscere in maniera approfondita l’originale pianta della città che già dal III sec. d.C. inizia a perdere importanza, situazione che si protrae durante il Tardo Antico e l’Alto Medioevo.
La città medievale, il cui sviluppo è legato ai traffici commerciali tra Germania e Italia, stravolge l’assetto romano. Due sono le strutture che caratterizzano l’impianto urbano. Verso est spicca la struttura del Castello del Buonconsiglio, sede di governo dei principi vescovi, che si rapporta alle diverse stratificazioni architettoniche del Duomo, susseguitesi dal VI al XIV secolo. Alla fine del Trecento il principe vescovo Giorgio di Liechtenstein chiama il pittore boemo Venceslao a dipingere nella Torre Aquila, da poco inglobata nel complesso del Castello del Buonconsiglio: il ciclo di affreschi raffigurante i Mesi è uno dei maggiori capolavori del Gotico Internazionale. È però solo nel Quattrocento e in particolare durante l’episcopato di Giovanni Hinderbach che il tessuto urbano si modifica profondamente.

La città è pronta alla trasformazione. Molti sono gli edifici pubblici e privati ad essere modificati e dotati di facciate affrescate. I viaggiatori che, provenendo da nord, sostano a Trento prima di proseguire il loro viaggio verso sud, godono di una anticipazione della cultura umanistica e rinascimentale. Ma è nel 1514 con il principe vescovo Bernardo Cles, mecenate, cardinale e uomo politico di statura europea, che la città si rinnova e soprattutto si prepara ad ospitare il Concilio di Trento. Bernardo Cles muore nel 1539. Sarà il suo successore, il cardinale Cristoforo Madruzzo, a portare il grande concilio ecumenico a Trento.

La città è sede conciliare tra il 1545 e il 1563, grazie alla sua posizione geografica a cavallo tra mondo latino e mondo germanico e alla sua peculiare struttura costituzionale-politica, che offre garanzie sia al Papato sia all’Impero.Quando in terra tedesca prende avvio la rivolta luterana che porta alla rottura dell’unità religiosa e politica europea, la renovatio urbis è tale da trovare il papa Paolo III, l’imperatore Carlo V, i cardinali e gli esponenti delle diplomazie europee concordi nella scelta di Trento come luogo di confronto e di discussione sui grandi temi teologici e pastorali della Chiesa universale.

Nei secoli successivi la città si avvia ad un lento declino che culmina nel 1803 con la soppressione del principato vescovile, durato ottocento anni. Dopo la bufera napoleonica, il congresso di Vienna (1814) sancisce il passaggio del Trentino all’Impero austro-ungarico: inizia per la città il “secolo austriaco”, che si concluderà nel 1918 con l’annessione all’Italia.

Nella seconda metà dell’Ottocento si assiste a una ripresa economica cui si affianca un proliferare di interventi urbanistici. Lo spostamento del fiume Adige nel 1858 e la costruzione della ferrovia nel 1859 determinano uno stravolgimento degli assi viari dei quartieri, che si concretizza anche nell’abbattimento delle mura medievali. Nasce Piazza Dante come nuovo fulcro monumentale e prende forma l’attuale Piazza Venezia. Negli anni Trenta del Novecento vengono introdotte, nell’antico centro monumentale, forme architettoniche ispirate da una parte al “monumentalismo” tipico del regime fascista, come in Piazza Littoria (ora Piazza Cesare Battisti), e dall’altra al “razionalismo” espresso nella nuova Stazione Ferroviaria di Angiolo Mazzoni e nelle Scuole Raffaello Sanzio di Adalberto Libera.

Nel secondo dopoguerra Trento è capoluogo della Regione Trentino Alto Adige, autonoma dal 1946, della Provincia Autonoma di Trento, sede del Commissariato del Governo, dell’Arcivescovado e dell’Università. Questi nuovi ruoli, accompagnati da un rinnovato slancio economico, segnano una ulteriore fase di espansione che si evidenzia nello sviluppo residenziale a est e a sud della città e nel progressivo recupero del centro storico, diventato oggi, per la gran parte, zona pedonale.