Ultimo aggiornamento 09.05.2007
Azione 10
Comunicare la strategia di azioni positive per
la sicurezza urbana a Trento
Comunicare la strategia di azioni positive o - assumendo fino in fondo la
questione che qui si vuole esplicitare - parlare di sicurezza tout court significa
invece, secondo un'opinione più meditata, affrontare distintamente tre àmbiti
di discussione, cui corrispondono altrettante modalità di comunicazione
e altrettante criticità:
- un primo ambito è quello relativo al supporto informativo
alle singole azioni (si tratta di far conoscere, attraverso canali, strumenti
e linguaggi mirati, i servizi, le utilità, le opportunità a
disposizione e il modo per accedervi);
- un secondo àmbito è quello relativo al non-detto, cioè ai
sottintesi teorici, alle categorie concettuali che sorreggono un programma
in apparenza, ma solo in apparenza, minimalista (si tratta, in altri termini,
di dichiarare e di giustificare gli obiettivi fondamentali del Progetto nel
suo complesso; li ricordiamo: attivare politiche mirate di prevenzione e
di contrasto; innalzare la soglia di vulnerabilità delle persone;
dare ordine a fenomeni ed a comportamenti sociali conflittuali ma non criminali,
anche attraverso una assunzione collettiva di responsabilità; razionalizzare
la paura della criminalità e ridefinire il concetto di sicurezza);
- un terzo ambito è quello, cui si è accennato in esordio,
della comunicazione come variabile indipendente, come dimensione autonoma
della questione sicuritaria: una circostanza che, secondo l'opinione qui
sostenuta, deve essere riferita all'evidenza, non controvertibile, della
correlazione inversa tra sicurezza in senso oggettivo (numero di reati nell'unità di
tempo, probabilità di rimanere vittime reati) e percezione soggettiva
di insicurezza.
E' soprattutto su quest'ultimo aspetto, soprattutto alla luce dei contenuti
e dei toni che caratterizzano il dibattito politico e mass-mediale sulla sicurezza
nelle città, che pare necessario interrogarsi.
La sequenza dell'argomentazione che sosteniamo è questa:
- evocare un vissuto o un'aspettativa di allarme sociale genera nuovo allarme
o, almeno, lo amplifica; in ogni caso, non lo risolve;
- questo vissuto è costituito da sensazioni, da percezioni, da paure
indifferenziate;
- questo vissuto di pericolo può essere rafforzato, paradossalmente,
anche e proprio da interventi che vogliano trasformare gli spazi collettivi
e di relazione in altrettante zone da presidiare; queste pratiche, comunque,
limitano la libertà individuale invece di ampliarla;
- il dibattito nazionale ha messo in evidenza che la gestione
di queste criticità, di origine comunicativa (anche perché ad
essa non corrisponde un incremento oggettivo dei tassi di delittuosità),
viene spesso e quasi abitualmente consegnata a soluzioni abbreviate ed evocative,
che enfatizzano l'efficacia dello strumento penale quale panacea, anche nei
casi, la grande maggioranza, nei quali questa risorsa è manifestamente
inapplicabile o inefficace;
- ogni deroga al concetto ed alla prassi, che si riaffermano come imprescindibili,
della certezza della pena rischia di delegittimare le stesse istituzioni
e le agenzie che le rappresentano, vanificandone le attività e producendo
nuovo allarme;
- lo stesso ruolo dei sindaci può essere ambivalente, nel senso che
può essere "giocato", per così dire, in modo innovativo,
come bene mostrano talune recenti pratiche istituzionali e progettuali (protocolli
con le Prefetture, contratti per la sicurezza) ma può risolversi in
una scorciatoia che by-passa la complessità dei problemi e si riduce
in amplificazione, più o meno intenzionale o consapevole, delle emozioni
collettive;
- è compito dei decisori pubblici e dei mezzi di informazione recuperare
la logica della distinzione, fornendo alla pubblica opinione gli strumenti
ed i linguaggi per comprendere che quello di sicurezza è un concetto-contenitore
nel quale rientrano fenomeni diversi che vanno affrontati, con grande fermezza
e determinazione, con strumenti differenziati;
- la costruzione attiva della sicurezza che il Comune di Trento si propone
di perseguire riflette una concezione democratica, che - senza rinunciare
agli strumenti di contrasto e di repressione dei reati, quando necessari
e praticabili in modo efficace - si muove nella direzione dell'ampliamento
degli spazi di libertà e del più vasto coinvolgimento delle
componenti della società.
Un rendiconto sulla portata e sull'efficacia delle strategie comunicative
concretamente adottate, soprattutto in relazione al primo degli ambiti
individuati (quello attinente al supporto informativo delle singole azioni),
deve evidenziare almeno due esigenze: quella, cui si ritiene di avere corrisposto,
di veicolare informazioni mirate con strumenti e linguaggi specifici in ragione
di ciascuna azione e di ciascun target di interlocutori; e quella, che probabilmente
richiederà in futuro una maggiore attenzione e assiduità, di
reiterare periodicamente l'informazione attraverso specifiche campagne informative,
in modo da far conoscere e da stimolare l'accesso alle prestazioni.
La conoscenza, infine, dei presupposti concettuali del Progetto è stata
affidata ad occasioni ed a momenti di approfondimento, quali seminari di studio,
dibattiti pubblici, articoli sulla stampa locale e, non da ultimo, il sito
Internet del Comune. E' appena il caso di ricordare che questo secondo livello
di comunicazione, non rivolgendosi alla generalità degli utenti dei
servizi e delle utilità in cui si articola il Progetto, non ha avuto
né può avere supporti di natura pubblicitaria in senso proprio.