Ma non considerate le tecnologie di sicurezza sempre più avanzate dei veicoli?
Le nuove tecnologie di sicurezza attiva e passiva dei veicoli a motore possono senz’altro migliorare la sicurezza per i conducenti e gli altri utenti della strada, ma non sono di per sé sufficienti e risolutive.
Secondo i dati del “Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale 2030” (PNSS) in dieci anni, in Italia: i morti e i feriti fra i conducenti di auto, moto e camion si sono ridotti fra il 23% e il 32%; i pedoni e i ciclisti deceduti sono calati rispettivamente solo del 14% e del 5%, i feriti in bici sono aumentati e i feriti a piedi sono rimasti stabili.
Non a caso, i piani di sicurezza stradale si basano su un approccio che prevede cinque azioni necessarie. La sicurezza dei veicoli è solo una delle condizioni cui si aggiungono: velocità più sicure, strade più sicure, comportamenti più sicuri degli utenti, gestione più efficiente del post-incidente.
Lo stesso PNSS citato evidenza i rischi (addizionali) che le tecnologie legate all’automazione e alla connettività possono introdurre: presenza di guasti ai sensori, segnali distorti, errori di software, compensazione del rischio per i conducenti di veicoli a guida non autonoma, nuovi rischi per gli utenti non motorizzati, e via dicendo.