M’illumino di scienza, concluso l’edificio multifunzionale che testa soluzioni circolari ed energetiche innovative

Si tratta di un bar con spazi e servizi per i pendolari. La struttura produce energia grazie a rivestimenti innovativi, al sistema geotermico all’avanguardia e ai moduli fotovoltaici.
Data:

09/02/2026

Immagine decorativa
© Archivio comune di TRento - Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Descrizione

Da concludere le sistemazioni esterne, a breve la gara per l’affidamento della gestione, apertura entro l’autunno. 

Anche quest’anno il Comune di Trento aderisce a “M’illumino di meno”, l’iniziativa dedicata al risparmio energetico promossa da Caterpillar, storica trasmissione di Radio 2. La sera del 16 febbraio, Giornata nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, è previsto lo spegnimento simbolico del Doss Trento, della fontana del Nettuno in piazza Duomo e della Busa degli Orsi a Sardagna. Anche le cittadine e i cittadini sono invitati ad adottare comportamenti virtuosi e a fare particolarmente attenzione al risparmio energetico in tutte le sue forme.

È la scienza il tema di questa ventiduesima edizione di “M’illumino di meno”, ribattezzato non a caso “M’illumino di scienza” perché, come afferma la campagna di Caterpillar, “quando il gioco si fa duro” è proprio alla scienza che si chiede aiuto. “Ebbene sì, il gioco si è fatto duro, con le guerre che sono sempre questioni di energia, con le grandi potenze che arretrano sugli investimenti nella transizione ecologica, con la crisi energetica che spaventa - scrivono gli autori della trasmissione - Non arretra invece la scienza che da anni studia l’impatto dei combustibili fossili sugli ecosistemi e ci propone strade per salvarci che passano da fonti sostenibili di produzione energetica. Grazie alla scienza, all’ingegneria, alla mente creativa di milioni di ricercatrici e ricercatori sappiamo che possiamo stare meglio e salvarci”.

Si fa interprete su scala locale del motto 2026 “M’illumino di scienza” l’edificio prototipo ARV, co-finanziato da fondi europei del programma Horizon 2020. Oggi, durante un sopralluogo sul cantiere ormai concluso, il sindaco di Trento l’ha definito “un edificio positivo e ottimista, che produce più energia di quella che consuma e ci dice come potremmo costruire in futuro. In tempi in cui vediamo le cose che non vanno bene, questo edificio ci racconta il modo in cui possono funzionare, con tutte quelle soluzioni che possono fare la differenza in termini di sostenibilità, dai vetri fotovoltaici al sistema geotermico. E di buono - conclude il primo cittadino - c'è anche il fatto che per realizzarlo il Comune non ha speso un euro, perché questi lavori sono il frutto di una ricerca europea. È come se la comunità avesse guadagnato un milione e duecentomila euro, che è il costo del progetto".

Sui futuri investimenti dell'Amministrazione comunale si sofferma il dirigente del progetto Mobilità e rigenerazione urbana Giuliano Franzoi: "Ora che la struttura è completata, ci concentreremo sulle lavorazioni necessarie a riqualificare l'area esterna, che si integrerà con i servizi dedicati alla mobilità. A breve uscirà anche il bando per la futura gestione del bar che troverà posto all'interno della struttura, la cui apertura è prevista il prossimo autunno".

A illustrare le caratteristiche tecniche dell’edificio sono stati i partner scientifico-tecnologici del progetto: “Questo edificio vuole provare a cambiare il paradigma tradizionale delle costruzioni – ha spiegato Daniele Vettorato (Eurac Research) – Non solo non ha bisogno di importare energia per funzionare, ma al contrario ne produce più di quanta ne utilizzi, e potrebbe anche trasferirla agli edifici vicini, creando interazioni di comunità anche sul piano energetico. La maggior parte dei materiali con cui è stato realizzato proviene dal Trentino e il know how sviluppato viene trasferito alle imprese locali. Parliamo di tecnologie circolari e positive: questo edificio è completamente smontabile, ogni singolo materiale è separabile e si è già pensato a cosa succederà quando l’edificio avrà finito il suo ciclo di vita: potrà essere completamente smontato e riciclato in ogni sua parte. Si tratta – ha concluso Vettorato – di un edificio unico in Europa, che rappresenta il primo passo verso un nuovo modo di costruire e un modello per ridisegnare una comunità che sia resiliente, clima-neutrale e circolare”.

Marcello Curci (Habitech) nel suo intervento ha detto: “Questo edificio ben rappresenta la vocazione di Habitech come distretto tecnologico trentino, che lavora per integrare e mettere in rete imprese, ricerca e sviluppo dell'innovazione a livello territoriale. È la sintesi concreta dello sforzo collettivo compiuto. L’auspicio è che diventi una prima pietra per la realizzazione di altri edifici circolari di questo tipo, in linea con lo spirito del progetto europeo ARV”.

Rossano Albatici (Dipartimento ingegneria ambientale e meccanica dell’Università di Trento) ha aggiunto: “Dal punto di vista scientifico questo edificio è attivo perché produce più energia di quella che utilizza, ma anche passivo nel senso che minimizza l’utilizzo di impianti meccanici, e sfrutta le fonti energetiche rinnovabili come il fotovoltaico oppure soluzioni innovative di architettura bioclimatica che per esempio permette il raffrescamento notturno della struttura, sfruttando la ventilazione naturale e riducendo drasticamente i consumi energetici”. A guidare i giornalisti durante la visita alla struttura è stato Fabio Ferrario di Armalam.

L’edificio è stato pensato come uno spazio multifunzionale a servizio della mobilità sostenibile, anche in vista di un potenziamento dell’area come “hub per la mobilità elettrica”. Prevede un bar con spazi e servizi per i pendolari, per chi deve sostare per periodi medio-lunghi (per esempio per ricaricare i mezzi elettrici), per turismo o lavoro (con spazi di co-working). I lavori strutturali sono praticamente conclusi, mentre le sistemazioni esterne, con il plateatico e il verde, saranno realizzate a breve. Si procederà poi alla gara per l’affidamento della gestione, con l’obiettivo di arrivare all’apertura della struttura nel corso dell’autunno.

La struttura sperimenta soluzioni e tecnologie che possono essere replicate e adattate a livello di quartiere e di città, in continuità con il concetto di Climate Positive Circular Communities (Comunità Circolari a Impatto Climatico Positivo) promosso nell’ambito del progetto europeo ARV.

A livello strutturale, l’edificio si compone di un piano interrato in cemento armato, mentre il piano terra e il primo piano si caratterizzano per una struttura portante in legno lamellare e XLAM. Per la chiusura dell’involucro sono stati utilizzati i pannelli prefabbricati in legno Renew Wall, sviluppati dall’impresa trentina Fanti Legnami.

La dotazione impiantistica dell’edificio, basata sull’utilizzo di fonti rinnovabili, concorre a qualificare l’hub come un Positive Energy Building, ossia un edificio che produce più energia di quella necessaria al suo funzionamento, in grado di immetterla in rete o di condividerla con altri edifici.

Il piano interrato vede l’applicazione di GeothermSkin, un sistema geotermico all’avanguardia sviluppato dal Politecnico di Torino che sfrutta l’attivazione termica della platea di fondazione e delle pareti dell’edificio.

Il prospetto sud dell’hub si caratterizza per la presenza di una serie di facciate e rivestimenti innovativi, per lo più integrati con le facciate prefabbricate Renew Wall. Nello specifico, quest’area vede la presenza di una facciata verde, di un innovativo modulo solare ibrido fotovoltaico e termico e di una facciata ventilata. Completa il prospetto sud una facciata continua in vetro dotata di modulo BIPV (Building Integrated Photovoltaics) trasparente.

Ulteriori moduli fotovoltaici sono stati installati sulla terrazza dell’edificio, rispettivamente sulla tettoia e sul parapetto.

Trattandosi di un hub sperimentale, grande attenzione è stata infine dedicata al monitoraggio delle prestazioni e del comportamento di varie componenti dell’edificio. Le pareti Renew Wall del prospetto sud sono ad esempio equipaggiate con termoflussimetri e sensori per la misurazione della temperatura superficiale fin dalla fase di post-produzione in stabilimento. Grazie a questa dotazione è possibile verificare la trasmittanza termica delle pareti, comparare dati reali e valori attesi e in generale la loro prestazione. Anche il comfort indoor è oggetto di misurazione, grazie alla presenza di sensori per rilevare la concentrazione di CO2, l’umidità relativa e la temperatura.

La realizzazione dell’edificio è frutto della collaborazione tra i partner italiani del progetto europeo ARV (Eurac Research, Università di Trento, Habitech-Distretto Tecnologico Trentino, Armalam Srl, XLAM Dolomiti Spa, Fanti Legnami Srl, Politecnico di Torino, Dolomiti Energia Spa) e numerose imprese del territorio, intervenute per l’installazione e fornitura di componenti tecnologiche, tra cui Sovecar Srl Società Benefit, Zanetti Srl e Glass to Power Spa.

Il progetto europeo ARV, coordinato dalla Norwegian University of Science and Technology, prevede la partecipazione di sei nazioni: Norvegia (coordinatrice), Danimarca, Olanda, Repubblica Ceca, Spagna e Italia, ognuna delle quali lavora su un progetto dimostrativo di comunità climatica.

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Data di scadenza

31/12/2026

Ultimo aggiornamento

Ultimo aggiornamento: 10/02/2026 15:54

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