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Chi sono i rondoni
Il rondone e il rondone pallido sono specie insettivore di particolare interesse conservazionistico ed ecologico. Sebbene siano meno conosciuti della rondine (specie con cui condivide alcune caratteristiche, sebbene non ne sia imparentato), queste specie hanno subito negli anni una diminuzione legata alle attività antropiche, e per questo sono oggetto di particolare attenzione, soprattutto nell’ambito della conservazione della biodiversità degli ambienti urbani. Entrambe sono specie strettamente sinantropiche; giungono dai quartieri di svernamento africani in primavera per nidificare nei nostri centri urbani a fine aprile nelle cavità di edifici storici (chiese, torri, campanili, palazzi, antiche mura), che costituiscono il loro habitat di nidificazione, essendo ricchi di fessure e anfratti. Utilizzano soprattutto le nicchie che col tempo si formano nei vecchi edifici, ed entro le quali costruiscono un rudimentale nido, una coppa poco profonda fatta di pagliuzze e materiale raccolto in volo. Dai quartieri di svernamento giungono in primavera (il rondone comune a fine aprile; il rondone pallido un po’ dopo) e ripartono già a fine luglio (il rondone comune) e a fine settembre (il rondone pallido). In questo periodo negli edifici storici di città e paesi, formano colonie anche numerose, che con i loro voli e versi caratterizzano l’ambiente urbano dando vita ai tipici chiassosi caroselli aerei estivi serali, che caratterizzano il contesto ambientale circostante l’edificio.
Contrariamente ai piccioni e a quando spesso si ritiene, i rondoni non “sporcano” in vicinanza del nido, in quanto i piccoli emettono le loro feci sottoforma di “sacche fecali” che vengono costantemente prelevate dai genitori e portate lontano dal nido, mentre gli adulti sono costantemente in volo e non utilizzano la zona nido come posatoio.
Al contrario dei piccioni, rivesto anche un ruolo importante come predatori di insetti, anche fastidiosi come le comuni zanzare, che sono soliti catturare in volo durante le loro cacce aree.
Quali interventi per mitigare i possibili impatti
La sorte delle popolazioni di rondoni nei centri urbani, è negli ultimi anni minacciata dal progressivo restauro o ammodernamento degli edifici storici, pubblici e privati, interventi che spesso portano alla perdita, per la semplice occlusione, dei siti di nidificazione, e la successiva scomparsa della colonia nidificante ivi presente.
Al fine di preservare queste presenze, tipiche dell’avifauna urbana dei centri storici, si ritiene importante segnalare la necessità di indirizzare le azioni di restauro, adottando alcuni semplici precauzioni o prevedendo alcune azioni volte a preservare le colonie nidificanti, mediante la conservazione delle nicchie di nidificazione.
In particolare andrebbero adottati alcuni semplici accorgimenti nelle tecniche di manutenzione e consolidamento; accorgimenti che, in esperienze già consolidate in Trentino, si sono rilevate non limitanti le operazioni di ristrutturazione e non hanno compromesso le fasi di studio, di valorizzazione e conservazione storico artistico degli edifici.
In sostanza gli interventi consistono nel mantenere le nicchie idonee alla nidificazione, conservando le loro caratteristiche micro ambientali, vitali per il successo della covata e la sopravvivenza della nidiata.
Il successo riproduttivo di queste specie e le dimensioni di una colonia presente in un edificio, infatti, possono esser fortemente compromesse dall’occlusione o modifica delle cavità di nidificazione. Interventi di restauro possono avere effetti negativi, determinando: a) variazioni nella temperatura interna, soprattutto se su facciate esposte a sud, che possono diventare troppo elevate; b) la morte accidentale dei piccoli nel nido, se si creano fori di uscita alternativi che possono provocare la caduta o lo smarrimento dei giovani nell’edificio, o la diminuzione della temperatura interna; c) la morte accidentale per la presenza di reti e fili poco visibili dove i rondoni possono rimanere impigliati; d) la presenza di ostacoli entro la nicchia e lungo il tragitto di volo verso la stessa; e) variazioni nella struttura del foro o delle vie di accesso che possono facilitare la predazione da parte di mammiferi (ad es. roditori o faine) o altri uccelli (vedi corvidi).
Con semplici accorgimenti si può però limitare l’impatto del restauro degli edifici, mediante il mantenimento e/o riadattamento di un certo numero di nicchie al fine di preservare o ricreare le caratteristiche strutturali e microclimatiche delle nicchie idonee e/o occupate dalle specie.
Le caratteristiche di una nicchia idonea alla nidificazione
Le nicchie utilizzate dai rondoni sono principalmente cavità buie di una dimensione minima di 25 x 10 cm e un’altezza di circa 10 cm, con base ruvida dall’ingresso fino al nido che dà la possibilità ai
rondoni di aggrapparsi con i piccoli artigli; l’ampiezza del foro di entrata dovrebbe essere di alcuni centimetri (6 lungh x 3 altezza). Dimensioni superiori ai dieci centimetri sono sfavorevole, in quanto facilitano l’occupazione da parte dei più problematici piccioni.
Come procedere in fase di restauro
In sintesi le fasi che si andrebbero a prevedere in fase di progettazione degli interventi sono le seguenti:
- Sopralluogo preventivo da effettuare con la collaborazione di esperti del settore (ornitologi; enti museali e di ricerca, professionisti del settore) e finalizzata alla verifica della presenza della colonia e relativa stima, l’individuazione delle nicchie e al loro conteggio.
- Stima e valutazione delle possibilità di intervento e definizione del numero minimo di nicchie utile al mantenimento della colonia;
- Previsione dei tempi di intervento, da iniziare possibilmente in assenza della colonia, da fine luglio (se si tratta di una colonia di rondone comune) o da fine settembre-ottobre (se di rondone pallido) fino alla metà di aprile.
- Calcolo dei costi e previsione dei tempi nel progetto esecutivo dell’intervento che preveda il riadattamento e/o mantenimento delle nicchie come in sintesi di seguito elencato:
- Pulizia delle nicchie e loro riadattamento interno ed esterno al fine di limitare il loro utilizzo da parte di specie dannose all’edificio, quali i piccioni;
- Mantenimento delle cavità adeguate di profondità minima di 20 cm;
- Adattamento del foro di entrata che potrà esser riadattato con diametro di entrata di 5- 6 cm e altezza massima di 3-5 cm; se il foro di entrata fosse troppo ridotto, ma la cavità potenzialmente idonea ai rondoni, si propone di allargare l’entrata fino alle dimensioni ottimali sopra riportate.
- Riduzione del foro di entrata alle dimensioni sopraindicate per evitare il loro utilizzo da parte dei piccioni.
- Chiusura del foro di entrata nelle cavità di maggiore dimensione tale da impedire l’ingresso nel tempo dei piccioni.
Precedenti esperienze
Si ricorda che negli ultimi anni, grazie alla collaborazione con il Museo Tridentino di scienze Naturali (e nello specifico con la Sezione di zoologia dei vertebrati) sono già state ampiamente collaudate positive esperienze, realizzate nell’ambito del restauro di Torre Vanga, a cura della Sovrintendenza per i beni architettonici della P.A.T, e di Torre della Tromba, a cura dell’Ufficio Edilizia pubblica del Comune di Trento) e, nell’intervento in corso, per la Torre Civica. Ripristini a favore dei rondoni sono stati anche realizzate in alcune chiese (Sopramonte) ed edifici pubblici (Scuola di Sopramonte), anche con l’apposizione di cassette nido idonee alle specie e presenti in commercio. Si ricorda inoltre che negli ultimi anni sono stati realizzati alcuni interventi in opere di restauro di edifici privati, a riprova di una sempre maggiore sensibilità fra gli stessi cittadini.
Si ricorda inoltre che la tematica è stata ampiamente dibattuta, grazie alla partecipazione di esperti locali e nazionali, nell’ambito di un Convegno organizzato dalla Sovrintendenza dei Beni culturali della PAT e il Museo Tridentino di scienze Naturali nella primavera del 2008.
Infine, possibili dettagli tecnici e approfondimenti, si possono avere contattando il Museo Tridentino di Scienze Naturali (Sezione di Zoologia dei vertebrati, 0461/270310; ref. Dr. Paolo Pedrini: pedrini@mtsn.tn.it) e, per esperienze già realizzate, la Sovrintendenza dei Beni Culturali PAT e l’Ufficio edilizia pubblica del Comune di Trento.